martedì 20 ottobre 2026

LA GENITRICE PSICOTICA #6: ‘L’ESTRANEA’, di Paolo Strippoli

                                                                           

                                               SPOILER

L'ESTRANEA di Paolo Strippoli 

La spirale del ‘do ut des’
di Maddalena Marinelli

“La famiglia è il regno dell’ambivalenza, del non-detto e del represso, del fuoco che arde sotto la cenere e della procrastinazione cronica; degli affetti più teneri mescolati agli odi più sordi, e può divenire un vero inferno.”
(Edoardo Boncinelli)
 
Nel 1999 la famiglia Colonna rappresenta, una perfetta realizzazione sociale ed economica da ammirare e invidiare.
Un concentrato, made in Bari, di successo, ricchezza, bellezza, armonia.
Un giorno il fato, o il diavolo, ci mette lo zampino e inizia una caduta sempre più rovinosa, di questi borghesi arricchiti.
Quell’immagine di fallace splendore inizia a dissolversi e distorcersi, dilaniando e inasprendo gli animi.

'L'Estranea' di Paolo Strippoli

Le aspettative dei genitori opprimono l’identità e le vere aspirazioni dei figli; la salvaguardia delle apparenze e dell’opulenza, inaridisce i rapporti umani.
Al centro del ‘vortice’, da dominare, c’è la madre; la grande genitrice psicotica, causa di ognuno di quei mali che lei vede come atti benevoli, o comunque, ‘danni necessari’. 
Anna Colonna è una figura egoista e manipolatrice che nell’impossibile tentativo di controllare la direzione della sua vita, e di quella degli altri membri della sua famiglia, pattuirà ogni ‘salvezza’ con uno scambio che alimenterà un prossimo male maggiore.
L’incapacità di accettare il dolore, il limite, il fallimento, la diversità, genera il mostro, evoca l’Estranea.
Ricatti, sacrifici e colpe.
Arriviamo al 2026; cosa si salverà della disastrata famiglia Colonna e dell’umanità?

Jasmine Trinca e Adriano Giannini in 'L'Estranea'

Il nucleo familiare come riflesso di un’umanità vuota di significato, che confonde il valore delle persone con il loro successo sociale ed economico.
Le catastrofiche conseguenze psicologiche, che il controllo ossessivo di una madre può avere sulla crescita, sull’identità e sulla sanità mentale dei figli.
Strippoli dopo Piove e La valle dei sorrisi arriva alla terza fiaba nera della sua ‘trilogia della pioggia’, con questo thriller psicologico macchiato di horror in cui il perturbante, il surreale e il grottesco, come sempre, sono espedienti per evidenziare frattura e danni del nostro reale.
Quelle cause e conseguenze dell’odierno dramma dell’animo umano e del malessere sociale.
L’horror psicologico è materia che il regista pugliese conosce e indaga con grande sensibilità e sapienza tecnica, tenendo presente come riferimento il lavoro di altri stimati registi come Robert Egger, Ari Aster, Danny e Michael Philippou, tra quelli che attualmente spiccano per trattare un elevated horror che nasce da ‘rotture’ interiori, drammi e lutti familiari.
La paura come occasione di conoscenza; un incontro necessario con i nostri demoni.

Valeria Bruni Tedeschi in 'L'Estranea'

Strippoli, seppur trovandosi su un’ottima strada, anche in questo suo terzo lungometraggio, non riesce ad avere un controllo solido sull’intera materia filmica.
Come nei suoi precedenti film c’è difformità; un cedimento nella parte centrale che risulta pletorica, priva di un vero mordente visivo e  verbale, lasciando una falla tra l’ottima forza prorompente dell’inizio e un finale, non eccellente ma accattivante.
Questa problematica rende Strippoli ancora debole sul confronto internazionale dove, oltretutto, si continua ad alzare l’asticella della qualità cinematografica e narrativa del genere horror, con egregi registi emergenti come: Curry Barker (Obsession), Kane Parsons (Backrooms), Emilie Blichfeldt (The Ugly Stepsister)

'L'Estranea' di Paolo Strippoli

Il male cova, e poi esplode, all’interno di dinamiche familiari ‘malate’, compromesse da perdite, sensi di colpa, traumi, pressioni sociali.
Genitori incapaci di comunicare con i figli.
Figli dilaniati da una terrificante società sempre più deturpata e brutale.
Dai fatti di cronaca, sappiamo come ormai la realtà superi la fantasia.
Bullismo arrivato a livelli criminali, totale mancanza di empatia, meschine esigenze da soddisfare ad ogni costo.
L’atmosfera apocalittica che troviamo nei film di Strippoli, sembra davvero molto vicina e palpabile.
Il mondo necessita di guarigione.

Romana Maggiora Vergano e Jasmine Trinca in 'L'Estranea'

La pioggia ricorrente evidenzia la corruzione letale di un’umanità arrivata alla resa dei conti.
Distruggere per rigenerare.
Un nuovo diluvio come castigo e purificazione; un atto di giudizio morale e di "anticreazione".
Mentre in Piove e in La valle dei sorrisi l’elemento sovrannaturale è molto esplicito, in L’Estranea il regista pugliese gioca sull’ambiguità.
Forse il male non è un lontano e losco estraneo ma un amabile vicino che conosciamo da tutta una vita. Hai mai avuto paura di te stesso?
Chi è davvero questa 'Estranea'?
Un’ entità mefistofelica che stringe ingannevoli accordi?
La morte che gioca con i vivi?
Una perfida fattucchiera?

Valeria Bruni Tedeschi e Jasmine Trinca in 'L'Estranea' 

Oppure un alter ego?
Una scissione di personalità.
L’altra Anna; un’apparizione generata da una psiche logorata, che si manifesta dopo il trauma per l’incidente della figlia e la tremenda paura di perdere il controllo sulla sua vita perfetta.
Una controparte negativa, portatrice di ogni depravazione, con cui avverranno dei martorianti confronti, illudendosi di poter decidere il corso degli eventi fino a fare impazzire la donna.
Realmente, quello che accade è stabilito unicamente dal fato e dalla pochezza d’animo di lei e del marito, e non dai patti che Anna stringe con l’Estranea, pensando di aver determinato in questo modo il corso della sua vita e di quella della sua famiglia.
Anna si nasconde dietro l’ipocrisia, all’ombra dell’Estranea, non prendendosi mai le proprie responsabilità e non ammettendo mai i suoi veri errori:
l’anaffettività verso i figli, l’incomunicabilità col marito, l’uso della manipolazione per arrivare ai suoi meschini desideri.
Allo spettatore è lasciata libera interpretazione, ognuno può dare il nome e il ruolo che preferisce a questa ‘Estranea’ che, come dice il regista, tutti conosciamo bene e ci accompagna nel corso della nostra esistenza in molteplici declinazioni.

“Rendere felice una famiglia è difficile quanto scavare una buca nell’argilla servendosi di uno spillo.”
(Proverbio cinese)





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