lunedì 3 agosto 2026

LA FINE DEL MONDO #17: ‘ODISSEA’, di Christopher Nolan

 

ODISSEA di Christopher Nolan

Il peccato di hybris che tutto distrugge e tutto rigenera
di Maddalena Marinelli

“Più la loro nostalgia è forte, più si svuota di ricordi. Più Ulisse si struggeva, più dimenticava. Perché la nostalgia non intensifica l'attività della memoria, non risveglia ricordi, basta a se stessa, alla propria emozione, assorbita com'è dalla sofferenza.”
(Milan Kundera, L'ignoranza, 2001)

Il viaggio di Ulisse è destinato ad essere ripercorso all’infinito, dall’antichità alla modernità, perché è una lode alla sopravvivenza, al superamento dei limiti umani, al non dimenticare la propria identità.

'Odissea' di Christopher Nolan

Opera fondativa della cultura occidentale
È la storia di tutti noi, della strada che perdiamo, delle avversità che incontriamo e del bisogno di ricordare e tornare alle nostre origini.
Odisseo esprime l’ingegno umano, il desiderio di conoscenza, la capacità di superare le calamità attraverso la ragione, e non con la forza bruta.
Soffre, sbaglia, pecca di superbia e cede alle tentazioni.
Rappresenta la tenacia dell’uomo nel superare le traversie per far ritorno alla patria, alla famiglia.
In Sofocle e in Virgilio la sua astuzia viene letta come vile inganno, e cinico sprezzo delle regole d’onore.
Dante addirittura lo colloca all’Inferno, tra i consiglieri fraudolenti, per via della sua presunzione nel travalicare i limiti posti da Dio (andare oltre le Colonne d’Ercole), senza la grazia e la fede.

Polifemo - 'Odissea' di Christopher Nolan

L’Ulisse di Nolan è un veterano logorato dalla guerra e dal senso di colpa; destinato a sacrificare i suoi soldati, sopravvissuti alla guerra di Troia, per far ritorno a Itaca.
“.. Stolti, che mangiarono i buoi del Sole Iperione: ad essi egli tolse il dì del ritorno". (Omero, Odissea, ca. IX sec. a.e.c.)
La sua impresa perde tutta quell’aura di eroicità, diventando solo un’amara riflessione sul sacrificio umano e politico dell’azione bellica, ponendolo davanti ad un duro bilancio morale.
Un uomo smarrito che cerca di ricomporre la sua identità tramite dei flashback, e qui Nolan inserisce la sua tipica decostruzione temporale che ci fa, incredibilmente, percepire una storia conosciuta da tutti come un avvincente thriller.

Matt Damon (Ulisse) e Charlize Theron (Calipso) in 'Odissea'

Chi sei Ulisse?
L’eroe che grazie alla sua astuzia ha permesso la conquista di Troia o un distruttore di civiltà?
Ulisse come Oppenheimer; il cavallo di Troia come la bomba atomica; Troia come Hiroshima.
Su entrambi incombe un senso di fine del mondo, una sensazione, uno stato d’animo molto attuale.
Entrambi compiono ‘il peccato di hybris’; sfidano gli dèi tramite la ragione e l’astuzia, portando morte e devastazione; entrambi cercano una via per l’espiazione.

Lupita Nyong'o (Elena- Clitennestra) in 'Odissea'

L’altro tema cruciale dell’Odissea di Nolan è la perdita di empatia.
Viene continuamente citata ‘la legge di Zeus’, la legge dello scambio e del rispetto. l’accoglienza dello straniero, o semplicemente dell’altro.
Ma i pretendenti di Penelope ne abusano, i soldati di Ulisse depredano ogni luogo in cui ormeggiano e lui stesso trasforma un omaggio agli dèi in un inganno, che conduce al massacro di Troia.
Nolan vede gli Achei come gli Statunitensi: finti portatori di ordine, democrazia e libertà, in realtà accaniti colonizzatori, interessati a sfruttare le risorse dei popoli sottomessi; coloro che porteranno al collasso la civiltà contemporanea, facendo saltare tutti gli accordi internazionali.

Anne Hathaway (Penelope) in 'Odissea'

È accaduto davvero?
Nell’opera di Nolan la realtà non è mai oggettiva, ma viene misurata e distorta dalla mente di chi la osserva.
I personaggi nolaniani vivono in una ‘sovrapposizione di stati’, finchè qualcosa non li costringe a collassare in un’unica realtà.
Quindi tutto: il viaggio di ritorno, il Ciclope, la maga Circe, l’Ade, Scilla e Cariddi, Calipso, può anche essere letto come un sogno. 
La grande allucinazione di un uomo sofferente di sindrome post traumatica, che si aggroviglia nei meandri di una memoria poco affidabile, che mescola illusione con realtà, la specialità di Nolan.
La memoria per Nolan è un risultato soggettivo, fragile e inaffidabile che serve per difesa contro il trauma e il senso di colpa.
La memoria è manipolatrice e quando non viene elaborata si trasforma in una prigione emotiva.
Rare volte è un ‘rimedio’, come in Interstellar in cui il legame tra Cooper e sua figlia Murphy, alimentato dal ricordo, diventa fondamentale per la salvezza dell’umanità.
Altrimenti è solo un’illusione, perché non rappresenta quello che è realmente accaduto ma ciò che scegliamo, selettivamente, di rievocare.

Matt Damon (Ulisse) e Zendaya (Atena) in 'Odissea'

In Odissea viene rappresentata la crudezza di un’umanità brutale, abbandonata o privata delle sue divinità.
Incipit The Odyssey: “In un epoca di apparente magia”
Non c’è un "Deus ex machina".
Gli uomini possono essere ancora devoti agli dèi, come nel caso di Agamennone, ma il divino rimane sottoforma di moti morali interiori, mai come manifestazioni esterne tangibili.
Dietro all’arcano c’è sempre l’uomo che si deve caricare, sulle proprie spalle, tutta la responsabilità delle sue azioni.
Poseidone è l’acqua abissale del mare; l’inconscio in cui ci si può smarrire, rischiando di non trovare una via d’uscita.

Matt Damon (Ulisse) in 'Odissea'

Il canto delle sirene è la trappola psicologica del rimpianto, della nostalgia e del desiderio di ciò che, oramai, è perduto:
“Ciò che desideri di più è ciò che non puoi avere. E ciò che non puoi avere è ciò che hai già avuto e perso. Era la canzone di tutte le promesse che non sono riuscito a mantenere. E mi ha detto che in realtà non voglio tornare a casa.”
L’Atena che appare ad Ulisse è solo una visione della sua coscienza nelle sembianze di una giovane ancella trucidata, sotto i suoi occhi, dai soldati achei durante la presa di Troia. 

Samantha Morton (Circe) in 'Odissea'

I personaggi femminili non sono tentatrici ma sono rivelatrici della realtà, mettono Ulisse davanti a se stesso e alla verità che fa fatica ad accettare.
"Volevo che il mondo dell'Odissea sembrasse un mondo in cui un pubblico moderno potesse rispecchiarsi. Non volevamo che avesse l'aspetto o il suono dei precedenti film ambientati durante l'antichità, poiché molti di essi prendono spunto da determinati periodi dell'arte e della musica, come la pittura neoclassica dell'Europa del XVIII e XIX secolo o le composizioni orchestrali dell'Era Romantica. Volevamo un tono terreno, moderno e accessibile per radicare la storia".
(Christopher Nolan, note di regia)

'Odissea' di Christopher Nolan

Questa versione dell’Odissea, del colosso Nolan, è visivamente spettacolare e maestosa in un’alternanza di ottime e pessime intuizioni.
Crudo e coinvolgente con una regia trainante e dominante.
Toglie la gloria tingendo tutto di infamia.
La viltà della guerra, degli uomini, del silenzio del divino.
Siamo soli davanti alle nostre miserie, e soli dobbiamo trovare il discernimento, il pentimento e la redenzione; altrimenti non ci sarà nessun ritorno ad Itaca, solo un buio naufragare in profonde acque.

 


martedì 14 luglio 2026

MAD MOVIES PARADE 6 : TOXIC LOVE STORY

 


Amori tossici e altre complicazioni
di Maddalena Marinelli
 

"Gli innamorati diventano spesso nervosi, pericolosi. Perdono il senso della realtà. Perdono il senso dell’umorismo. Diventano irritabili, psicotici e noiosi. Ammazzano perfino la gente." (Charles Bukowski)


Ossessione, dominazione, possessione, persecuzione, autodistruzione, devastazione.
Silenzi punitivi e sottili manipolazioni.
Conflitti e Riconciliazioni.
Esaltazioni e degradazioni.
Gratificazioni e punizioni.
Gentilezza e violenza.
Un sistema chiuso, che si autoalimenta attraverso meccanismi precisi.
Energie che vengono prosciugate. 
L’autostima e il benessere psicofisico annientati da una dinamica basata sul controllo, sull’insicurezza e sulla dipendenza affettiva.
Ritrovarsi in una bolla, in cui l’unico riferimento è la persona che ti sta distruggendo.
In una relazione sana, l’identità si espande.
In una relazione tossica, l’identità si contrae fino a sparire.
Ti senti in colpa non per quello che fai ma per quello che sei.
Più soffri, più senti di dover restare per giustificare quella sofferenza, in un circolo vizioso che ti lega ancora di più al tuo carnefice emotivo.
Non si tratta solo di una passione maledetta, ma di una complessa rete di dipendenze psicologiche, disparità di potere e traumi irrisolti.
Uno spaccato brutale su come il desiderio possa trasformarsi in una prigione.
Un legame che richiede l’annullamento della propria individualità non è una storia d’amore, ma la cronaca di una reclusione fatale.
Il 'trauma bond' una tematica di grande attualità trattata, in molte opere filmiche recenti,  attraverso diversi generi cinematografici.
Dalla rivisitazione della fiaba, alla rielaborazione di fatti tratti dalla cronaca nera.
Dai classici senza tempo nuovamente maciullati, a parafilie sempre in voga.
Al centro, grande protagonista in tutte le epoche, con le sue sfumature più devastanti, autolesionistiche e perpetue: l’ intramontabile toxic love story.
In fondo in ogni opera letteraria, poetica, filosofica, artistica, musicale possiamo scovare una toxic love story, o si cela dietro la sua gestazione.

'The Ugly Stepsister' (2025) di Emilie Blichfeldt

Partiamo da una Cenerentola che passa dal fiabesco all’ orrorifico, per le spietate aspettative di un mondo ossessionato dall'ideale di una perfezione estetica irraggiungibile.
La sorellastra Elvira e il principe azzurro Julian.
In The Ugly Stepsister  la protagonista diventa una delle sorellastre di Cenerentola.
La diciottenne Elvira, considerata poco avvenente da sua madre e dalla società, è ossessionata dall’idea di conquistare il principe Julian che, ai suoi occhi, sembra l’uomo perfetto.
Il ballo reale, organizzato per far scegliere al principe la sua futura consorte, sembra un’ ottima occasione per riuscire a realizzare il suo sogno d’amore.
Chi bello vuole apparire un po’ deve soffrire ma Elvira, tra diete molto 'invasive' e chirurgia estetica più cruenta di una tortura medioevale, soffrirà davvero tanto arrivando all’autolesionismo più estremo.
La ragazza insegue l’idea di un amore non solo inconsistente, ma incentrato su un uomo che non esiste; solo all’apparenza splendido ma che si rivelerà miserevole, soprattutto nelle sue bieghe considerazioni sul genere femminile.
Elvira, ancor prima di viverla davvero, è già mentalmente predisposta, intrappolata in una relazione tossica che esige di cambiarla fisicamente, ma anche di sottometterla psicologicamente al volere e al piacere del principe Julian e allo guardo giudicante della società.
Una parabola sulla tossicità degli standard di bellezza.
Una fiaba classica trasformata in satira sociale e body horror grottesco.
Elvira si sveglierà dai suoi mendaci sogni e ritornerà in sé, riacquistando amor proprio e autodeterminazione?

'La sposa!' (2026) di Maggie Gyllenhaal

I mostri, i reietti Ida e Frank.
Un’altra promessa sposa diversamente bella, protagonista di un percorso di emancipazione.
Il mostro di Frankestein arriva nella Chicago degli anni 30’.
Conndannato ad una vita immortale e solitaria, Frank si rivolge ad una celebre scienziata affinchè gli possa creare una compagna che, quindi, sarà un altro mostro condannato come lui ai margini della società, oltre ad essere (ri)creata con l’unico scopo di essere la sposa del mostro.
Seguendo la celebre procedura del dottor Frankestein viene riesumato il cadavere di Ida, morta per mano degli scagnozzi del boss Vito Lupino, e riportata in vita.
Tuttavia, questa ‘nuova creatura’ non ha nessuna intenzione di essere un’ancella sottomessa, o un feticcio amoroso.
Ida risorgerà come La Sposa!, diventando un movimento culturale, un emblema di vendetta, libertà e lotta contro la supremazia maschile.
La strana coppia, spostandosi di città in città, seminerà il panico, soprattutto a causa dell’indole ribelle della sposa, capace di intimorire ma anche di ammaliare.
Una sconsiderata gangster story, una mistura di generi intrisa di umorismo nero.
'Cime Tempestose' (2026) di Emerald Fennell

Cathy e Heathcliff, ovvero l’eccellenza della coppia tossica, tornano di nuovo al cinema nella versione di Cime Tempestose della regista Emerald Fennell.
Una passione distruttiva e autodistruttiva che per l’impossibilità di rivelarsi a causa della diversità di classe sociale, ma anche per la volubilità dei due protagonisti, condurrà ad una rovina generale dilatata a chiunque graviti accanto a questa coppia rinnegata.
Gelosia,vendetta, rabbia, manipolazione.
La Fennell decide di troncare l’intera seconda parte del libro, eliminando la dimensione generazionale che in Emily Brontë era determinante.
Al centro rimane solo la coppia tossica, logorata dalla sua insana passione, senza possibilità di evoluzioni nemmeno attraverso la loro discendenza.
In un continuo delirio estetico espressionista, si consuma un melodramma pop, tra il sensuale, il  cringe e un grottesco BDSM.

'Dracula a love tale' (2025) di Luc Besson

Da un altro grande classico della letteratura riemergono i celebri sventurati sposi, che si rincorrono nei millenni: Vlad ed Elisabeta.
Lui trasformato nell’essere maledetto, l’immortale vampiro che attraversa i secoli per cercare la reincarnazione della sua amata sposa, morta tragicamente.
Ma Mina non è Elisabeta; la sua attrazione per il conte non è reale, ma indotta dal diabolico potere di persuasione dello stesso. 
L'influsso di Dracula svanisce quando il vampiro viene annientato.
Vampirizzare. 
Dracula è il perfetto narcisista tossico.
Seduce, manipola usando un certo fascino persuasivo e drena la vitalità altrui.
L’ossessione, la disperazione per un amore eterno che pretende di sfidare la morte, il destino, l’ostilità del mondo esterno, l’equilibrio tra il bene e il male.
Luc Besson rilegge il mito di Bram Stoker trasformando Dracula in una figura fiabesca, allo stesso tempo fragile e spaventosa, consumata dalla solitudine e da una folle ricerca, del suo amore perduto, durata quattro secoli.

'La Gioia' (2025) di Nicolangelo Gelormini

Qualcosa di fiabesco affiora anche dal film La Gioia di Nicolangelo Gelormini.
Diciamo una favola nera sull’abuso e la vulnerabilità, tratta dal fatto di cronaca di Gloria Rosboch uccisa nel gennaio 2016 dall'ex alunno 22enne Gabriele Defilippi.
Gioia è un’ insegnante oppressa dalla convivenza con gli anziani genitori e frustrata dalla totale mancanza di una vita sentimentale.
Improvvisamente irrompe, nella sua monotona vita, il conturbante Alessio.
Tra i due nasce un legame proibito, squilibrato e tossico.
Gioia, ingenuamente, si lascia andare a questa illusione d’amore e al sogno di una nuova esistenza all'estero.
Alessio, homme fatale desideroso di un riscatto sociale, tende la sua trappola.
Una messa in scena onirica in cui si respira un’atmosfera sospesa e rarefatta di una cinica provincia.
Il ritratto di una gioventù svuotata, priva di scrupoli e valori morali, interessata solo ai beni materiali.

'Dreams' (2025) di Michel Franco

Dreams è la storia di due mondi inconciliabili.
Jennifer ricca donna americana, impegnata nella filantropia, si innamora di Fernando un giovane ballerino messicano.
La passionale relazione funziona, senza problemi, quando Jennifer frequenta Fernando a Città del Messico.
Quando il ragazzo decide, clandestinamente, di trasferirsi dalla donna a San Francisco per far decollare la sua carriera di ballerino negli Stati Uniti, arriveranno molti ostacoli.
La mantide Jennifer vuole viversi la relazione con il ragazzo ma alle sue regole: lontana dalla buona società a cui ama appartenere e soprattutto non vuole svelarla alla sua ricca famiglia snob.
Da qui tutto sfocia in una dinamica di potere e manipolazione distruttiva.
Sfruttando il suo potere sociale ed economico, Jennifer tratta Fernando come un oggetto di cui disporre a suo piacimento.
Fernando, scoperti i raggiri della sua amante, ripagherà con la stessa moneta elevando il grado di tossicità che, ormai innescato, porterà alle estreme conseguenze.
Un thriller erotico disturbante che demolisce l’illusorio sogno americano e svela l’ipocrisia della classe benestante americana.

'Pillion' (2025) di Harry Lighton

Ovviamente la tossicità non è una prerogativa delle coppie etero
In Pillion, diretto dal debuttante Harry Lighton, abbiamo una storia d’amore queer, espressa molto esplicitamente nella sua dinamica sadomasochista.
Il giovane e timido Colin intraprende una relazione D/s col misterioso motociclista cinquantenne Ray.
Colin non è interessato alle pratiche BDSM ma rimane completamente ammaliato dal fascino di Ray e, per non perderlo, accetta un rapporto di sottomissione psicologica e fisica.
Colin si sottomette diventando uno 'schiavo' per essere amato ma anche Ray, pur avendo il ruolo di 'dominatore', in realtà è  oppresso da un rigido schema relazionale tossico che non gli permette di vivere liberamente un sentimento autentico.
Appena questo schema si rompe scatta lo stato di crisi, perché la reciprocità spaventa, disturba nel profondo Ray.
L’idealizzazione, la ricerca di approvazione, lo scontro con la realtà, il raggiungimento di un’ emancipazione.
Un percorso di reclaiming provocatorio e romantico, ben amalgato da una squisita ironia britannica.

'Gli occhi degli altri' (2025) di Andrea de Sica

Passando alla parafilia arriviamo a Lelio ed Elena che, travolti dalla passione, lasciano i rispettivi coniugi per vivere insieme.
Il ricco marchese coinvolgerà la sua nuova compagna in una relazione aperta, in cui soprattutto sarà lei ad avere rapporti occasionali con sconosciuti, mentre lui è il voyeur che filma ogni performance sessuale di Elena con uno o più uomini.
Col tempo questo ‘gioco’ li logora. 
Lelio diventa sempre più controllante e manipolatorio, mentre Elena cade in una spirale di depressione e svalutazione.
Il tutto amplificato dalla permanenza su un’isola solitaria che diventa una prigione dorata, per entrambi impossibile da lasciare senza pagare uno scotto altissimo.
Sulle derive oscure del rapporto tossico.
Gli occhi degli altri è un torbido thriller psicologico liberamente ispirato al celebre delitto Casati Stampa.

'Together' (2025) di Michael Shanks

Millie e Tim attraversano un periodo di crisi.
Nonostante questa fase instabile, decidono di lasciare la metropoli per trasferirsi in una casa in campagna.
Facendo una passeggiata nei boschi cadono in una strana grotta dove accade qualcosa, una specie di forza soprannaturale che nei giorni successivi si manifesta con una crescente impossibilità fisica di separarsi l’una dall’altro.
I corpi di Milly e Tim si attraggono come due magneti che vogliono incastrarsi.
I capelli si intrecciano, la pelle si unisce, i tessuti biologici si rigenerano per creare un essere unico.
Ad un certo punto compare anche una strana setta che segue il culto del mito dell’androgino; delle due metà separate alla nascita che devono ricongiungersi.
«Dunque al desiderio e alla ricerca dell'intero si dà nome amore»
(Platone, Simposio)
L’amore come fusione che annienta l’individualità.
La rappresentazione dell’ansia da soffocamento che molte coppie sperimentano.
Together è un’angosciante riflessione sulla dipendenza affettiva, sulla paura dell’abbandono e sull’ annullamento del sé all’interno di una relazione.
Tra il body horror, la commedia nera e il dramma sentimentale.
La codipendenza di coppia diventa una condanna biologica.

'Obsession' (2025) di Curry Barker

Bear è segretamente innamorato dell’amica Nikki
Il ragazzo non riesce a trovare il coraggio di rivelare i suoi sentimenti e una sera, frustrato dalla situazione, esprime un desiderio spezzando un bastoncino "Salice dei Desideri", acquistato in un negozio esoterico.
Chiede che Nikki lo ami più di chiunque altro al mondo.
Incredibilmente il desiderio viene esaudito, ma la situazione non sarà così entusiasmante come dovrebbe essere.
“Attento a ciò che desideri!”
Se davvero, magicamente, i desideri si potessero avverare chi lo ha espresso sarebbe un manipolatore, e chi lo subisce diventerebbe un fantoccio nelle sue mani, privato di libero arbitrio e quindi che autentica gratificazione ci sarebbe? 
Solo un'insana soddisfazione, un rapporto perverso.
Ogni desiderio esaudito, conduce ad una conseguenza inattesa e terribile.
Il desiderio/entità si è impossessato del corpo di Nikki che viene costretta ad amare Bear mentre la vera Nikki non vuole, poiché non è innamorata del ragazzo.
Queste due forze interiori che cercano di prevaricare l’una sull’altra determinano, esternamente, un assurdo comportamento instabile, perverso, distruttivo e autodistruttivo della ragazza.
Così il sogno più grande di Bear, finalmente realizzato,  diventa il suo peggior incubo.
Anche se Bear vigliaccamente, finchè può, se ne approfitta.
Obsession è una metafora horror sulle dinamiche tossiche delle relazioni odierne.
La descrizione di una dipendenza ossessiva, un love bombing asfissiante che scivola in una spirale di violenza e follia.
I pericoli di un desiderio incontrollato, la paura di essere rifiutati.
L’impossibilità di accettare un no.
Una lucida descrizione, in chiave horror, delle ansie sociali e relazionali della gen z.

"L’amore non muore mai di morte naturale. Muore perché noi non sappiamo come rifornire la sua sorgente. Muore di cecità e di errori e tradimenti. Muore di malattia e di ferite, muore di stanchezza, per logorio o per opacità."
(Anaïs Nin)


mercoledì 22 aprile 2026

‘THE WHISPERING STAR’, di Sion Sono

 

AL CINEMA DAL 27 APRILE 2016  'THE WHISPERING STAR' di Sion Sono

La memoria è il tesoro dell'anima
di Maddalena Marinelli

Una casa, per la precisione un sorta di bungalow giapponese, cullata dall’infinito deserto cosmico. Non si direbbe ma in realtà si tratta di un’ astronave/corriere, molto vintage, che attraversa le galassie nel profondo silenzio siderale.

A bordo della Rental Spaceship Z, ci sono due macchine: un computer che ha il compito di pilotare e un androide che si occupa materialmente della consegna dei pacchi. Siamo in un futuro imprecisato e decisamente distopico.

L’umanità si sta velocemente estinguendo mentre le macchine stanno predominando.

Megumi Kagurazaka in 'The Whispering Star'

Gli uomini sono sempre più soli e per cercare di mantenere in vita una forma di contatto, un barlume di umanità, i pochi sopravvissuti si inviano delle scatole che non contengono oggetti utili, o preziosi, ma cose che richiamano dei ricordi; quell’emozione unica legata al proprio passato o ad una persona cara.
Il filtro magico della memoria così ravviva, tiene in vita la coscienza.
Può essere una foto, una farfalla, un cappello, una matita, un mozzicone di sigaretta. Oggetti apparentemente banali che rievocano momenti di vita significativi.
In questo modo l’uomo cerca di preservare la memoria per non annichilire il suo spirito, per non lasciarsi morire nell’oblio.
Gli umani, per farsi recapitare i pacchi, non vogliono usare l’immediatezza del teletrasporto ma preferiscono riceverli personalmente anche se significa attendere degli anni.
Bisogna saper aspettare, anche l’attesa è parte integrante di questa ‘poetica del ricordo’.

'The Whispering Star' di Sion Sono

L’androide/postina Yoko Suzuki e il computer di bordo 6-7 MAH Em, viaggiano continuamente nello spazio.
Tra una consegna e l’altra c’è un lasso di tempo lunghissimo che Yoko impiega ripetendo gli stessi semplici rituali. 
Pulire l’abitacolo, preparare il thè, cambiarsi le batterie, fare la lavatrice, registrare e riascoltare il diario di bordo vocale con cui ripercorre il suo passato.
Uno strano processo è in atto perché, col tempo, con la prolungata solitudine, Yoko e 6-7 MAH Em hanno acquisito alcuni comportamenti e reazioni emotive umane.
Dopo una consegna sul ‘pianeta dei sussurri’, l’androide proverà un calore sconosciuto capendo il vero senso del suo incarico.
In un raggelante bianco e nero il regista Sion Sono costruisce questa raffinata 'elegia visiva' di un futuro desolante in cui l’umanità, con tutto il suo corredo materialistico, svanisce nel nulla in un’infinita landa primordiale dove l’atomica ha azzerato tutto.
Suoni, parole ed azioni sono ridotti all’essenziale.

'The Whispering Star' di Sion Sono

Il genere umano si è autodistrutto ma restano accese delle piccole scintille, capaci di intenerire anche gelide macchine, che vengono contagiate dall’emotività terrestre.
Macchine che sognano di essere umani.
Un futuro terribilmente presente, perché quei luoghi post-apocalittici sono realmente quello che oggi resta dopo il terremoto e lo tsunami del Tōhoku, e del conseguente disastro nucleare di Fukushima.
Gli stessi abitanti delle zone colpite l’11 Marzo 2011, appaiono nel film come destinatari dei pacchi consegnati dall’androide Yoko.
Persone che hanno perso tutto, ma non vogliono lasciare la loro terra d’origine anche se ormai devastata.

'The Whispering Star' di Sion Sono

In The Whispering Star c’è lo spettro della solitudine dell’odierna era digitale, il progresso tecnologico che va di pari passo alla regressione emotiva.
Le immagini di passato, presente e futuro dialogano contemporaneamente nell’incanto di un nostalgico torpore.
Un’eterna sospensione, un’opera filmica concettuale dai tempi molto dilatati, e con un’estetica minimale retrò amorevolmente curata.
Il fascino della rovina.
Poesia, dolcezza, speranza nonché un pizzico di ironia.
Grande e profetica fantascienza d’autore che richiama il nostalgico silenzio tarkovskiano, immerso nella contemplazione di una natura impassibile e struggente nella sua maestosità.
Ritorna il rapporto empatico tra uomo e intelligenza artificiale, esposto da Kubrick e quell’immane solitudine, l’annientamento della società del nostro Ferreri.
C’è qualcosa che rimanda anche al cinema di Davide Manuli, come l’elemento  dell’attesa e le stramberie surreali.


lunedì 13 aprile 2026

‘THE DRAMA’, di Kristoffer Borgli



THE DRAMA di Kristoffer Borgli



Una coppia fuori fuoco

di Maddalena Marinelli

"I segreti sono i nostri migliori amanti, i più spregiudicati e tonici. Ci frustano, ci risvegliano di colpo." 
(Margaret Mazzantini)

Emma e Charlie sono giovani, carini e innamorati inquadrati dentro la cornice di una buona società, raffinata comfort zone, fatta di bar, librerie e localini alla moda, in cui tutto sembra luminoso, agiato e mieloso.
Carriere promettenti, un bell’appartamento molto trendy, famiglie benestanti, amici radical chic sempre allegri e privi di rogne.
La raggiante coppia è nel bel mezzo dei preparativi di un classico, stucchevole, matrimonio di GenZ borghese; anche questo molto rassicurante.

Robert Pattinson e Zendaya in 'The drama'

In questo meraviglioso idillio, all’improvviso arriva 'l’abominio', che sbriciolerà tutto quel tenero romanticismo fatto di amore, fiducia e rispetto seminando paura, vergogna, sospetto e indignazione, per annientare o forse ricomporre in qualcosa di più ‘disturbante’ ma  più autentico.
Vedersi senza filtro, per quello che siamo veramente, con tutte le nostre fragilità ed ombre.
Durante un gioco tra amici, in cui ognuno deve confessare: “Qual è la cosa peggiore che hai fatto?”; Emma rivela qualcosa di sconvolgente che inizierà, come un tarlo, a scavare nel cervello di Charlie.
Nulla sarà più come prima?
Il sogno d’amore si trasformerà in un incubo, che arriverà al suo apice, proprio il giorno del fatidico matrimonio.
Una rom-com che viene più volte destrutturata e ricomposta in un’ ibridazione di generi, attraverso un sapiente montaggio alternato di piani temporali (passato/presente/onirico).
Disorientante e, allo stesso tempo, molto immersivo.

Robert Pattinson e Zendaya in 'The drama'

The drama comincia come la più classica delle romantic comedy per trasformarsi in una dark comedy, per passare al thriller psicologico su accenni di un horror mancato.
Picconare il perbenismo e le convenzioni sociali, seminando scompiglio.
Kristoffer Borgli insieme a Joachim Trier, Ruben Östlund, Eskil Vogt, fa parte di quel nuovo cinema scandinavo che scatena una forte critica verso la società odierna attraverso un linguaggio caustico, allegorico ed estremo.
Al centro sempre un microcosmo: la famiglia, la coppia, un ambiente lavorativo, una comunità.
I drammi che si consumano in un piccolo nucleo rispecchiano la crisi globale dell’umanità, l'incomunicabilità, la disgregazione delle relazioni umane.
Uno dei riferimenti più ricorrenti, è a quel cinema di Allen che si rifà a Bergman e questi nuovi autori del Nord Europa, si rifanno ad entrambi, estrapolando un inedito concentrato di comica tragicità della vita.
L’altro importante orientamento è verso l’opera di Lanthimos, che analizza ed esaspera le disfunzionalità della famiglia e della società, col suo personalissimo e distopico 'cruel game'.
Borgli, proprio come Lanthimos, esplora col suo sguardo ‘straniero’ le criticità della società statunitense.
L’aspetto d’introspezione psicologica dei personaggi è un altro aspetto fondamentale.
Si scava in profondità. Si oltrepassa il candido velo dell’apparenza. 
Si tira fuori il marcio, il vero essere dell’individuo, fatto di contraddizioni, ipocrisie, colpe, debolezze.

Zendaya in 'The drama' di Kristoffer Borgli

In The Drama la scoperta del segreto di Emma, non cambia solo la prospettiva di come vedere quest’ultima.
Viene fuori anche il lato più immaturo e irrisolto di Charlie, incapace di affrontare, con un minimo di buonsenso, la ‘complicazione’ venuta alla luce.
Charlie, invece di confrontarsi con la sua compagna, scivola in una grottesca paranoia alleniana.
Incapace di prendere da solo una decisione, la cerca negli altri incasinandosi ulteriormente e raggiungendo i massimi vertici di imbecillità.
Tutto questo induce a  pensare, che il problema non sia più tanto se Charlie può ancora sposare Emma, ma se ad Emma conviene davvero sposare Charlie.
Un film sul nostro sistema di valori, sullo spietato giudizio e sull’ipocrisia del pregiudizio, in cui anche lo spettattore viene chiamato a porsi il quesito di come si comporterebbe, se si trovasse nella stessa situazione dei protagonisti.
Un umorismo nero così sottile e sorprendente che mette a disagio, fa quasi sentire in colpa, perchè non sai se ridere o inorridire.