martedì 14 luglio 2026

MAD MOVIES PARADE 6 : TOXIC LOVE STORY

 


Amori tossici e altre complicazioni
di Maddalena Marinelli
 

"Gli innamorati diventano spesso nervosi, pericolosi. Perdono il senso della realtà. Perdono il senso dell’umorismo. Diventano irritabili, psicotici e noiosi. Ammazzano perfino la gente." (Charles Bukowski)


Ossessione, dominazione, possessione, persecuzione, autodistruzione, devastazione.
Silenzi punitivi e sottili manipolazioni.
Conflitti e Riconciliazioni.
Esaltazioni e degradazioni.
Gratificazioni e punizioni.
Gentilezza e violenza.
Un sistema chiuso, che si autoalimenta attraverso meccanismi precisi.
Energie che vengono prosciugate. 
L’autostima e il benessere psicofisico annientati da una dinamica basata sul controllo, sull’insicurezza e sulla dipendenza affettiva.
Ritrovarsi in una bolla, in cui l’unico riferimento è la persona che ti sta distruggendo.
In una relazione sana, l’identità si espande.
In una relazione tossica, l’identità si contrae fino a sparire.
Ti senti in colpa non per quello che fai ma per quello che sei.
Più soffri, più senti di dover restare per giustificare quella sofferenza, in un circolo vizioso che ti lega ancora di più al tuo carnefice emotivo.
Non si tratta solo di una passione maledetta, ma di una complessa rete di dipendenze psicologiche, disparità di potere e traumi irrisolti.
Uno spaccato brutale su come il desiderio possa trasformarsi in una prigione.
Un legame che richiede l’annullamento della propria individualità non è una storia d’amore, ma la cronaca di una reclusione fatale.
Il 'trauma bond' una tematica di grande attualità trattata, in molte opere filmiche recenti,  attraverso diversi generi cinematografici.
Dalla rivisitazione della fiaba, alla rielaborazione di fatti tratti dalla cronaca nera.
Dai classici senza tempo nuovamente maciullati, a parafilie sempre in voga.
Al centro, grande protagonista in tutte le epoche, con le sue sfumature più devastanti, autolesionistiche e perpetue: l’ intramontabile toxic love story.
In fondo in ogni opera letteraria, poetica, filosofica, artistica, musicale possiamo scovare una toxic love story, o si cela dietro la sua gestazione.

'The Ugly Stepsister' (2025) di Emilie Blichfeldt

Partiamo da una Cenerentola che passa dal fiabesco all’ orrorifico, per le spietate aspettative di un mondo ossessionato dall'ideale di una perfezione estetica irraggiungibile.
La sorellastra Elvira e il principe azzurro Julian.
In The Ugly Stepsister  la protagonista diventa una delle sorellastre di Cenerentola.
La diciottenne Elvira, considerata poco avvenente da sua madre e dalla società, è ossessionata dall’idea di conquistare il principe Julian che, ai suoi occhi, sembra l’uomo perfetto.
Il ballo reale, organizzato per far scegliere al principe la sua futura consorte, sembra un’ ottima occasione per riuscire a realizzare il suo sogno d’amore.
Chi bello vuole apparire un po’ deve soffrire ma Elvira, tra diete molto 'invasive' e chirurgia estetica più cruenta di una tortura medioevale, soffrirà davvero tanto arrivando all’autolesionismo più estremo.
La ragazza insegue l’idea di un amore non solo inconsistente, ma incentrato su un uomo che non esiste; solo all’apparenza splendido ma che si rivelerà miserevole, soprattutto nelle sue bieghe considerazioni sul genere femminile.
Elvira, ancor prima di viverla davvero, è già mentalmente predisposta, intrappolata in una relazione tossica che esige di cambiarla fisicamente, ma anche di sottometterla psicologicamente al volere e al piacere del principe Julian e allo guardo giudicante della società.
Una parabola sulla tossicità degli standard di bellezza.
Una fiaba classica trasformata in satira sociale e body horror grottesco.
Elvira si sveglierà dai suoi mendaci sogni e ritornerà in sé, riacquistando amor proprio e autodeterminazione?

'La sposa!' (2026) di Maggie Gyllenhaal

I mostri, i reietti Ida e Frank.
Un’altra promessa sposa diversamente bella, protagonista di un percorso di emancipazione.
Il mostro di Frankestein arriva nella Chicago degli anni 30’.
Conndannato ad una vita immortale e solitaria, Frank si rivolge ad una celebre scienziata affinchè gli possa creare una compagna che, quindi, sarà un altro mostro condannato come lui ai margini della società, oltre ad essere (ri)creata con l’unico scopo di essere la sposa del mostro.
Seguendo la celebre procedura del dottor Frankestein viene riesumato il cadavere di Ida, morta per mano degli scagnozzi del boss Vito Lupino, e riportata in vita.
Tuttavia, questa ‘nuova creatura’ non ha nessuna intenzione di essere un’ancella sottomessa, o un feticcio amoroso.
Ida risorgerà come ‘la Sposa’, diventando un movimento culturale, un emblema di vendetta, libertà e lotta contro la supremazia maschile.
La strana coppia, spostandosi di città in città, seminerà il panico, soprattutto a causa dell’indole ribelle della sposa, capace di intimorire ma anche di ammaliare.
Una sconsiderata gangster story, una mistura di generi intrisa di umorismo nero.
'Cime Tempestose' (2026) di Emerald Fennell

Cathy e Heathcliff, ovvero l’eccellenza della coppia tossica, tornano di nuovo al cinema nella versione di Cime Tempestose della regista Emerald Fennell.
Una passione distruttiva e autodistruttiva che per l’impossibilità di rivelarsi a causa della diversità di classe sociale, ma anche per la volubilità dei due protagonisti, condurrà ad una rovina generale dilatata a chiunque graviti accanto a questa coppia rinnegata.
Gelosia,vendetta, rabbia, manipolazione.
La Fennell decide di troncare l’intera seconda parte del libro, eliminando la dimensione generazionale che in Emily Brontë era determinante.
Al centro rimane solo la coppia tossica, logorata dalla sua insana passione, senza possibilità di evoluzioni nemmeno attraverso la loro discendenza.
In un continuo delirio estetico espressionista, si consuma un melodramma pop, tra il sensuale, il  cringe e un grottesco BDSM.

'Dracula a love tale' (2025) di Luc Besson

Da un altro grande classico della letteratura riemergono i celebri sventurati sposi, che si rincorrono nei millenni: Vlad ed Elisabeta.
Lui trasformato nell’essere maledetto, l’immortale vampiro che attraversa i secoli per cercare la reincarnazione della sua amata sposa, morta tragicamente.
Ma Mina non è Elisabeta; la sua attrazione per il conte non è reale, ma indotta dal diabolico potere di persuasione dello stesso. 
L'influsso di Dracula svanisce quando il vampiro viene annientato.
Vampirizzare. 
Dracula è il perfetto narcisista tossico.
Seduce, manipola usando un certo fascino persuasivo e drena la vitalità altrui.
L’ossessione, la disperazione per un amore eterno che pretende di sfidare la morte, il destino, l’ostilità del mondo esterno, l’equilibrio tra il bene e il male.
Luc Besson rilegge il mito di Bram Stoker trasformando Dracula in una figura fiabesca, allo stesso tempo fragile e spaventosa, consumata dalla solitudine e da una folle ricerca, del suo amore perduto, durata quattro secoli.

'La Gioia' (2025) di Nicolangelo Gelormini

Qualcosa di fiabesco affiora anche dal film La Gioia di Nicolangelo Gelormini.
Diciamo una favola nera sull’abuso e la vulnerabilità, tratta dal fatto di cronaca di Gloria Rosboch uccisa nel gennaio 2016 dall'ex alunno 22enne Gabriele Defilippi.
Gioia è un’ insegnante oppressa dalla convivenza con gli anziani genitori e frustrata dalla totale mancanza di una vita sentimentale.
Improvvisamente irrompe, nella sua monotona vita, il conturbante Alessio.
Tra i due nasce un legame proibito, squilibrato e tossico.
Gioia, ingenuamente, si lascia andare a questa illusione d’amore e al sogno di una nuova esistenza all'estero.
Alessio, homme fatale desideroso di un riscatto sociale, tende la sua trappola.
Una messa in scena onirica in cui si respira un’atmosfera sospesa e rarefatta di una cinica provincia.
Il ritratto di una gioventù svuotata, priva di scrupoli e valori morali, interessata solo ai beni materiali.

'Dreams' (2025) di Michel Franco

La storia di due mondi inconciliabili
Jennifer ricca donna americana, impegnata nella filantropia, si innamora di Fernando un giovane ballerino messicano.
La passionale relazione funziona, senza problemi, quando Jennifer frequenta Fernando a Città del Messico.
Quando il ragazzo decide, clandestinamente, di trasferirsi dalla donna a San Francisco per far decollare la sua carriera di ballerino negli Stati Uniti, arriveranno molti ostacoli.
La mantide Jennifer vuole viversi la relazione con il ragazzo ma alle sue regole: lontana dalla buona società a cui ama appartenere e soprattutto non vuole svelarla alla sua ricca famiglia snob.
Da qui tutto sfocia in una dinamica di potere e manipolazione distruttiva.
Sfruttando il suo potere sociale ed economico, Jennifer tratta Fernando come un oggetto di cui disporre a suo piacimento.
Fernando, scoperti i raggiri della sua amante, ripagherà con la stessa moneta elevando il grado di tossicità che, ormai innescato, porterà alle estreme conseguenze.
Un thriller erotico disturbante che demolisce l’illusorio sogno americano e svela l’ipocrisia della classe benestante americana.

'Pillion' (2025) di Harry Lighton

Ovviamente la tossicità non è una prerogativa delle coppie etero
In Pillion, diretto dal debuttante Harry Lighton, abbiamo una storia d’amore queer, espressa molto esplicitamente nella sua dinamica sadomasochista.
Il giovane e timido Colin intraprende una relazione D/s col misterioso motociclista cinquantenne Ray.
Colin non è interessato alle pratiche BDSM ma rimane completamente ammaliato dal fascino di Ray e, per non perderlo, accetta un rapporto di sottomissione psicologica e fisica.
Colin si sottomette diventando uno 'schiavo' per essere amato ma anche Ray, pur avendo il ruolo di 'dominatore', in realtà è  oppresso da un rigido schema relazionale tossico che non gli permette di vivere liberamente un sentimento autentico.
Appena questo schema si rompe scatta lo stato di crisi, perché la reciprocità spaventa, disturba nel profondo Ray.
L’idealizzazione, la ricerca di approvazione, lo scontro con la realtà, il raggiungimento di un’ emancipazione.
Un percorso di reclaiming provocatorio e romantico, ben amalgato da una squisita ironia britannica.

'Gli occhi degli altri' (2025) di Andrea de Sica

Passando alla parafilia arriviamo a Lelio ed Elena che, travolti dalla passione, lasciano i rispettivi coniugi per vivere insieme.
Il ricco marchese coinvolgerà la sua nuova compagna in una relazione aperta, in cui soprattutto sarà lei ad avere rapporti occasionali con sconosciuti, mentre lui è il voyeur che filma ogni performance sessuale di Elena con uno o più uomini.
Col tempo questo ‘gioco’ li logora. 
Lelio diventa sempre più controllante e manipolatorio, mentre Elena cade in una spirale di depressione e svalutazione.
Il tutto amplificato dalla permanenza su un’isola solitaria che diventa una prigione dorata, per entrambi impossibile da lasciare senza pagare uno scotto altissimo.
Sulle derive oscure del rapporto tossico.
Un torbido thriller psicologico liberamente ispirato al celebre delitto Casati Stampa.

'Together' (2025) di Michael Shanks

Millie e Tim attraversano un periodo di crisi.
Nonostante questa fase instabile, decidono di lasciare la metropoli per trasferirsi in una casa in campagna.
Facendo una passeggiata nei boschi cadono in una strana grotta dove accade qualcosa, una specie di forza soprannaturale che nei giorni successivi si manifesta con una crescente impossibilità fisica di separarsi l’una dall’altro.
I corpi di Milly e Tim si attraggono come due magneti che vogliono incastrarsi.
I capelli si intrecciano, la pelle si unisce, i tessuti biologici si rigenerano per creare un essere unico.
Ad un certo punto compare anche una strana setta che segue il culto del mito dell’androgino; delle due metà separate alla nascita che devono ricongiungersi.
«Dunque al desiderio e alla ricerca dell'intero si dà nome amore»
(Platone, Simposio)
L’amore come fusione che annienta l’individualità.
La rappresentazione dell’ansia da soffocamento che molte coppie sperimentano.
Un’angosciante riflessione sulla dipendenza affettiva, sulla paura dell’abbandono e sull’ annullamento del sé all’interno di una relazione.
Tra il body horror, la commedia nera e il dramma sentimentale.
La codipendenza di coppia diventa una condanna biologica.

'Obsession' (2025) di Curry Barker

Bear è segretamente innamorato dell’amica Nikki
Il ragazzo non riesce a trovare il coraggio di rivelare i suoi sentimenti e una sera, frustrato dalla situazione, esprime un desiderio spezzando un bastoncino "Salice dei Desideri", acquistato in un negozio esoterico.
Chiede che Nikki lo ami più di chiunque altro al mondo.
Incredibilmente il desiderio viene esaudito, ma la situazione non sarà così entusiasmante come dovrebbe essere.
“Attento a ciò che desideri!”
Se davvero, magicamente, i desideri si potessero avverare chi lo ha espresso sarebbe un manipolatore, e chi lo subisce diventerebbe un fantoccio nelle sue mani, privato di libero arbitrio e quindi che autentica gratificazione ci sarebbe? 
Solo un'insana soddisfazione, un rapporto perverso.
Ogni desiderio esaudito conduce ad una conseguenza inattesa e terribile.
Il desiderio/entità si è impossessato del corpo di Nikki che viene costretta ad amare Bear mentre la vera Nikki non vuole, poiché non è innamorata del ragazzo.
Queste due forze interiori che cercano di prevaricare l’una sull’altra determinano, esternamente, un assurdo comportamento instabile, perverso, distruttivo e autodistruttivo della ragazza.
Così il sogno più grande di Bear, finalmente realizzato,  diventa il suo peggior incubo.
Anche se Bear vigliaccamente, finchè può, se ne approfitta.
Una metafora horror sulle dinamiche tossiche delle relazioni odierne.
La descrizione di una dipendenza ossessiva, un love bombing asfissiante che scivola in una spirale di violenza e follia.
I pericoli di un desiderio incontrollato, la paura di essere rifiutati.
L’impossibilità di accettare un no.
Una lucida descrizione, in chiave horror, delle ansie sociali e relazionali della gen z.

"L’amore non muore mai di morte naturale. Muore perché noi non sappiamo come rifornire la sua sorgente. Muore di cecità e di errori e tradimenti. Muore di malattia e di ferite, muore di stanchezza, per logorio o per opacità."
(Anaïs Nin)


mercoledì 22 aprile 2026

‘THE WHISPERING STAR’, di Sion Sono

 

AL CINEMA DAL 27 APRILE 2016  'THE WHISPERING STAR' di Sion Sono

La memoria è il tesoro dell'anima
di Maddalena Marinelli

Una casa, per la precisione un sorta di bungalow giapponese, cullata dall’infinito deserto cosmico. Non si direbbe ma in realtà si tratta di un’ astronave/corriere, molto vintage, che attraversa le galassie nel profondo silenzio siderale.

A bordo della Rental Spaceship Z, ci sono due macchine: un computer che ha il compito di pilotare e un androide che si occupa materialmente della consegna dei pacchi. Siamo in un futuro imprecisato e decisamente distopico.

L’umanità si sta velocemente estinguendo mentre le macchine stanno predominando.

Megumi Kagurazaka in 'The Whispering Star'

Gli uomini sono sempre più soli e per cercare di mantenere in vita una forma di contatto, un barlume di umanità, i pochi sopravvissuti si inviano delle scatole che non contengono oggetti utili, o preziosi, ma cose che richiamano dei ricordi; quell’emozione unica legata al proprio passato o ad una persona cara.
Il filtro magico della memoria così ravviva, tiene in vita la coscienza.
Può essere una foto, una farfalla, un cappello, una matita, un mozzicone di sigaretta. Oggetti apparentemente banali che rievocano momenti di vita significativi.
In questo modo l’uomo cerca di preservare la memoria per non annichilire il suo spirito, per non lasciarsi morire nell’oblio.
Gli umani, per farsi recapitare i pacchi, non vogliono usare l’immediatezza del teletrasporto ma preferiscono riceverli personalmente anche se significa attendere degli anni.
Bisogna saper aspettare, anche l’attesa è parte integrante di questa ‘poetica del ricordo’.

'The Whispering Star' di Sion Sono

L’androide/postina Yoko Suzuki e il computer di bordo 6-7 MAH Em, viaggiano continuamente nello spazio.
Tra una consegna e l’altra c’è un lasso di tempo lunghissimo che Yoko impiega ripetendo gli stessi semplici rituali. 
Pulire l’abitacolo, preparare il thè, cambiarsi le batterie, fare la lavatrice, registrare e riascoltare il diario di bordo vocale con cui ripercorre il suo passato.
Uno strano processo è in atto perché, col tempo, con la prolungata solitudine, Yoko e 6-7 MAH Em hanno acquisito alcuni comportamenti e reazioni emotive umane.
Dopo una consegna sul ‘pianeta dei sussurri’, l’androide proverà un calore sconosciuto capendo il vero senso del suo incarico.
In un raggelante bianco e nero il regista Sion Sono costruisce questa raffinata 'elegia visiva' di un futuro desolante in cui l’umanità, con tutto il suo corredo materialistico, svanisce nel nulla in un’infinita landa primordiale dove l’atomica ha azzerato tutto.
Suoni, parole ed azioni sono ridotti all’essenziale.

'The Whispering Star' di Sion Sono

Il genere umano si è autodistrutto ma restano accese delle piccole scintille, capaci di intenerire anche gelide macchine, che vengono contagiate dall’emotività terrestre.
Macchine che sognano di essere umani.
Un futuro terribilmente presente, perché quei luoghi post-apocalittici sono realmente quello che oggi resta dopo il terremoto e lo tsunami del Tōhoku, e del conseguente disastro nucleare di Fukushima.
Gli stessi abitanti delle zone colpite l’11 Marzo 2011, appaiono nel film come destinatari dei pacchi consegnati dall’androide Yoko.
Persone che hanno perso tutto, ma non vogliono lasciare la loro terra d’origine anche se ormai devastata.

'The Whispering Star' di Sion Sono

In The Whispering Star c’è lo spettro della solitudine dell’odierna era digitale, il progresso tecnologico che va di pari passo alla regressione emotiva.
Le immagini di passato, presente e futuro dialogano contemporaneamente nell’incanto di un nostalgico torpore.
Un’eterna sospensione, un’opera filmica concettuale dai tempi molto dilatati, e con un’estetica minimale retrò amorevolmente curata.
Il fascino della rovina.
Poesia, dolcezza, speranza nonché un pizzico di ironia.
Grande e profetica fantascienza d’autore che richiama il nostalgico silenzio tarkovskiano, immerso nella contemplazione di una natura impassibile e struggente nella sua maestosità.
Ritorna il rapporto empatico tra uomo e intelligenza artificiale, esposto da Kubrick e quell’immane solitudine, l’annientamento della società del nostro Ferreri.
C’è qualcosa che rimanda anche al cinema di Davide Manuli, come l’elemento  dell’attesa e le stramberie surreali.


lunedì 13 aprile 2026

‘THE DRAMA’, di Kristoffer Borgli



THE DRAMA di Kristoffer Borgli



Una coppia fuori fuoco

di Maddalena Marinelli

"I segreti sono i nostri migliori amanti, i più spregiudicati e tonici. Ci frustano, ci risvegliano di colpo." 
(Margaret Mazzantini)

Emma e Charlie sono giovani, carini e innamorati inquadrati dentro la cornice di una buona società, raffinata comfort zone, fatta di bar, librerie e localini alla moda, in cui tutto sembra luminoso, agiato e mieloso.
Carriere promettenti, un bell’appartamento molto trendy, famiglie benestanti, amici radical chic sempre allegri e privi di rogne.
La raggiante coppia è nel bel mezzo dei preparativi di un classico, stucchevole, matrimonio di GenZ borghese; anche questo molto rassicurante.

Robert Pattinson e Zendaya in 'The drama'

In questo meraviglioso idillio, all’improvviso arriva 'l’abominio', che sbriciolerà tutto quel tenero romanticismo fatto di amore, fiducia e rispetto seminando paura, vergogna, sospetto e indignazione, per annientare o forse ricomporre in qualcosa di più ‘disturbante’ ma  più autentico.
Vedersi senza filtro, per quello che siamo veramente, con tutte le nostre fragilità ed ombre.
Durante un gioco tra amici, in cui ognuno deve confessare: “Qual è la cosa peggiore che hai fatto?”; Emma rivela qualcosa di sconvolgente che inizierà, come un tarlo, a scavare nel cervello di Charlie.
Nulla sarà più come prima?
Il sogno d’amore si trasformerà in un incubo, che arriverà al suo apice, proprio il giorno del fatidico matrimonio.
Una rom-com che viene più volte destrutturata e ricomposta in un’ ibridazione di generi, attraverso un sapiente montaggio alternato di piani temporali (passato/presente/onirico).
Disorientante e, allo stesso tempo, molto immersivo.

Robert Pattinson e Zendaya in 'The drama'

The drama comincia come la più classica delle romantic comedy per trasformarsi in una dark comedy, per passare al thriller psicologico su accenni di un horror mancato.
Picconare il perbenismo e le convenzioni sociali, seminando scompiglio.
Kristoffer Borgli insieme a Joachim Trier, Ruben Östlund, Eskil Vogt, fa parte di quel nuovo cinema scandinavo che scatena una forte critica verso la società odierna attraverso un linguaggio caustico, allegorico ed estremo.
Al centro sempre un microcosmo: la famiglia, la coppia, un ambiente lavorativo, una comunità.
I drammi che si consumano in un piccolo nucleo rispecchiano la crisi globale dell’umanità, l'incomunicabilità, la disgregazione delle relazioni umane.
Uno dei riferimenti più ricorrenti, è a quel cinema di Allen che si rifà a Bergman e questi nuovi autori del Nord Europa, si rifanno ad entrambi, estrapolando un inedito concentrato di comica tragicità della vita.
L’altro importante orientamento è verso l’opera di Lanthimos, che analizza ed esaspera le disfunzionalità della famiglia e della società, col suo personalissimo e distopico 'cruel game'.
Borgli, proprio come Lanthimos, esplora col suo sguardo ‘straniero’ le criticità della società statunitense.
L’aspetto d’introspezione psicologica dei personaggi è un altro aspetto fondamentale.
Si scava in profondità. Si oltrepassa il candido velo dell’apparenza. 
Si tira fuori il marcio, il vero essere dell’individuo, fatto di contraddizioni, ipocrisie, colpe, debolezze.

Zendaya in 'The drama' di Kristoffer Borgli

In The Drama la scoperta del segreto di Emma, non cambia solo la prospettiva di come vedere quest’ultima.
Viene fuori anche il lato più immaturo e irrisolto di Charlie, incapace di affrontare, con un minimo di buonsenso, la ‘complicazione’ venuta alla luce.
Charlie, invece di confrontarsi con la sua compagna, scivola in una grottesca paranoia alleniana.
Incapace di prendere da solo una decisione, la cerca negli altri incasinandosi ulteriormente e raggiungendo i massimi vertici di imbecillità.
Tutto questo induce a  pensare, che il problema non sia più tanto se Charlie può ancora sposare Emma, ma se ad Emma conviene davvero sposare Charlie.
Un film sul nostro sistema di valori, sullo spietato giudizio e sull’ipocrisia del pregiudizio, in cui anche lo spettattore viene chiamato a porsi il quesito di come si comporterebbe, se si trovasse nella stessa situazione dei protagonisti.
Un umorismo nero così sottile e sorprendente che mette a disagio, fa quasi sentire in colpa, perchè non sai se ridere o inorridire.

venerdì 16 gennaio 2026

'LA GRAZIA', di Paolo Sorrentino

LA GRAZIA di Paolo Sorrentino

L'importanza della zona di incertezza
di Maddalena Marinelli

“Niente è più visibile di ciò che è nascosto.” (Confucio)
Mariano De Santis è chiuso in una bolla di sospensione spazio-temporale in cui passato, presente e futuro scorrono contemporaneamente.
L’uomo è un Presidente della Repubblica a fine mandato, all’inizio del semestre bianco.
Composto e riflessivo. 
Sempre ligio al servizio. Integerrimo tutore della legge.
Inquieto e imperscrutabile, il Presidente si aggira in un vacuo Quirinale, diventato cavernoso labirinto, in cui si lascia invadere dai dubbi analizzando, con raziocinio, tutte le prospettive.
Ripensa alle scelte di vita, agli affetti, ai doveri compiuti e incompiuti del suo incarico istituzionale, ormai quasi concluso.

Toni Servillo in 'La Grazia' di Paolo Sorrentino

Mariano vive spiritualmente nel passato; la sua comfort zone è il costante e ossessivo ricordo dell’amata moglie Aurora, deceduta da otto anni.
Il presente, da cui idealmente fugge, è rappresentato dalle responsabilità politiche, dalle scomode incombenze, dalle scelte che non riesce a compiere, poiché gli manca il coraggio.
Il futuro, troppo dissimile, sono i suoi due figli, a cui vuole bene ma che non riesce a conoscere profondamente, tenendoli a debita  distanza.
In effetti Mariano è necessariamente pragmatico e genuinamente enigmatico; talmente ermetico che tutti lo chiamano ‘cemento armato’.
In questo Quirinale/monastero/tempio, dominano due figure femminili a guardia di confini invalicabili: la figlia Dorotea, consacrata al lavoro e all’accudimento del padre e la defunta moglie Aurora ormai santa da venerare, idealizzata come amore eterno e supremo.
Bisogna liberarsi da queste due vestali, lasciarle andare, sciogliere i lacci.
L'amica Coco, la terza figura femminile, è Eris (la discordia) che vuole bruciare i musei; ha il compito di essere l’irriverenza che scuote Mariano dal suo immobilismo e perbenismo.
L’impresa è riuscire a oltrepassare; finalmente affrontare la growth zone
Ritrovare un rapporto col reale, godersi il presente in ogni persona a cui vogliamo bene, in ogni cosa che ci appassiona e in ogni azione positiva volta a chiunque la meriti.
Mariano è un uomo in crisi e dovrà non più osservare, ma confrontarsi con un mondo che cambia aprendosi al nuovo.
Dal pavido all’impavido.
Un'altra ossessione di Mariano è la ricerca costante della verità, sia nella sua carriera da giurista, sia nella sfera più intima.
“Non troverai mai la verità, se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi di trovare.” (Eraclito)
La scoperta della verità rimane, molto spesso, solo una rivelazione parziale o arrivare a certe verità non è possibile.
Inevitabile morire con tante incertezze sulla nostra vita e sulla nostra morte.


Toni Servillo e Orlando Cinque in 'La Grazia'

“La farfalla che svolazza intorno alla lampada finché non muore è più ammirevole della talpa che vive in una galleria oscura.” (Khalil Gibran)
Considerare le contraddizioni e le fragilità dell’essere umano distaccandosi dagli inconfutabili parametri del giurista,
Il Presidente ha davanti tre importanti decisioni da prendere:
firmare o meno una proposta di legge sull’eutanasia e le possibili concessioni di grazia da accordare a due condannati per omicidio.
Un dolce/amaro resoconto sul tempo che passa, la paura di cambiare, la paura di morire senza aver vissuto veramente.
“Di chi sono i nostri giorni?” chiede Dorotea al padre.
"Sono nostri"; si risponde infine Mariano De Santis.
Nonostante, aggiungerei, la natura, il fato o un Dio (per chi ci crede) ci metta lo zampino sconvolgendo i nostri propositi.
Sicuramente i 'nostri giorni' non possono appartenere ad un governo o ad un sistema ecclesiastico ma dobbiamo avere libertà di scelta.

Toni Servillo e Anna Ferzetti in 'la Grazia'

Un Sorrentino che abbassa le luci e ci trasporta in una meditazione sull’amore, il dubbio, la responsabilità, la paternità, il dilemma morale.
Una narrazione ponderata. 
Una riflessione molto centrata e composta, spogliata dall'esasperazione, dai soliti eccessi e dal facile paradossale.
Lunghi silenzi improvvisamente lacerati da musica elettronica che incalza, sollecitando ad un possibile cambiamento di rotta.
Meno congegno straniante, più sobrietà visiva, più peso specifico alle parole.
Come Mariano De Santis, siamo diventati abili nel creare distanziamenti dall’altro e da noi stessi, raggiungendo un pericoloso vuoto emotivo.
Sorrentino non fa precisi riferimenti politici, ma attraverso questo Presidente della Repubblica, verosimile ma inventato, evoca nostalgicamente, una figura politica ormai estinta.
Oggi siamo abituati a personaggi più aggressivi e grossolani; si è perso quel senso  civico di rinuncia e di vocazione per il ruolo politico.
Mancano autentici spazi di tolleranza, confronto e riflessione.
"Non penso di essermi neanche minimamente avvicinato all’altezza del genio di Kieslowski, alla profondità di come affrontava i temi morali, ma ho sentito la necessità di farlo comunque, in un momento storico in cui l’etica, alle volte, sembra essere opzionale, evanescente, opaca o comunque tirata troppo spesso in ballo solo per ragioni strumentali" (Paolo Sorrentino)
Mariano non è una maschera grottesca del potere come Andreotti nel Divo o Berlusconi in Loro.
Viene indagata una gamma di sentimenti che ormai sono in disuso.
Più che il politico, o il bieco meccanismo del potere, Sorrentino vuole svelare l'uomo e la consapevolezza di ogni sua fragilità.
L'incertezza oggi è vista come una debolezza mentre scopriamo che per Mariano De Santis è una forza, una risorsa profondamente umana che gli permette di evolvere e migliorare.

'La Grazia' di Paolo Sorrentino

Il concetto di 'grazia' si apre a molteplici significati ed emozioni.
La grazia istituzionale che determina l'assoluzione da una pena giudiziaria. 
La grazia esistenziale, uno stato di ritrovato benessere, di assenza di gravità, di leggerezza; uno stato d'animo pacificato alternativo alla felicità.
Un impulso ottimistico nei confronti del futuro, nonostante un ostico presente e un' atmosfera fitta di insidie.






mercoledì 12 novembre 2025

LA FINE DEL MONDO #16: ‘BUGONIA’, di Yorgos Lanthimos

                                                                  SPOILER

    BUGONIA di Yorgos Lanthimos 

Complotti e infiltrazioni aliene
di Maddalena Marinelli
 
La disperata necessità di credere in qualcosa.
Teddy Gatz è un uomo alla deriva, perso nei meandri della sua mente. 
Ormai vive ai margini della società, lontano dalla dimensione reale; sprofondato in teorie del complotto di vario genere, che convergono nella convinzione che il mondo è sotto la dominazione aliena degli andromedani, celati in sembianze perfettamente umane.
L’uomo è ossessionato da deliranti ricerche, studi, test per riconoscerli e coinvolge, in questa follia, il cugino neurodivergente Don che lo asseconda in tutti i suoi vaneggi.
La mente di Teddy, a suo modo, sta solo cercando una via d’uscita, una soluzione, per avere una rivincita da una vita miserevole.
Scopriamo che ha subito molestie sessuali da bambino e sua madre è in coma a causa di un farmaco sperimentale.

Jesse Plemons in 'Bugonia' di Yorgos Lanthimos

Teddy vuole una spiegazione al male che sta devastando il mondo e il suo personale microcosmo.
Cerca un modo per mettere tutto a posto.
Secondo i suoi sconclusionati ragionamenti, individua un capro espiatorio nella figura affascinante e minacciosa di Michelle Fuller, CEO dell'azienda farmaceutica Auxolith,
L’uomo è convinto che il mondo sia ormai vicino all’Apocalisse.
Insieme al cugino Don riesce a rapire Michelle, per riuscire a smascherare la sua vera identità di aliena cospiratrice, e tramite lei trattare con gli andromedani le sorti del Pianeta Terra.
Sembra tutto una follia, che non potrà far altro che ingigantirsi fino all’ apoteosi.

Jesse Plemons e Emma Stone in 'Bugonia'

Lanthimos prosegue con il suo surreale disturbante.
Imbastisce l’ennesimo, sadico, confronto tra dominanti e dominati. 
Crea una fittizia realtà in cui, questa volta, coinvolge gli alieni in una sorta di commedia grottesca dai tratti fantascientifici.
Distopia e complottismo.
Un’umanità senza futuro, in cui le dinamiche di potere e le disparità di classe, conducono ad un gioco al massacro.
Molto presto l’uomo dovrà fare delle scelte drastiche perché il processo involutivo dell’umanità è sempre più veloce.
Il disumano dilaga come un’epidemia nella società odierna.
Gli uomini sono esseri smarriti, in una realtà distopica in cui viene capovolta ogni certezza. 
Un mondo in declino verso l’annientamento emotivo ed etico.
Lanthimos elabora il suo cinema della crudeltà e degli eccessi per riflettere su come qualsiasi ideologia, se esasperata, può portare solo alla disfatta.
Proiezioni di realtà infernali (Dogtooth, TheLobster, Il sacrificio del cervo sacro, Povere creatureKinds of Kindness) in cui un contorto male prevale su scelte e azioni.
Cosa accadrebbe se l’illecito diventasse lecito o l’assurdo diventasse sensato?
Lanthimos, in ogni capovolgimento  della realtà, proietta un possibile destino infausto, a cui l’uomo potrebbe essere condannato se non si ravvede.

Jesse Plemons e Aidan Delbis in 'Bugonia'

La suggestiva parola “bugonia”, deriva da un termine antico di origine greca; si riferisce a una credenza secondo cui le api nascevano spontaneamente dalla carcassa di un bue morto.
Una delle descrizioni più celebri, di questo rituale, si trova in un episodio nelle Georgiche di Virgilio, dove un immenso sciame di api emerge dal corpo in putrefazione dell’animale.
Metafora di un qualcosa di nuovo, una nuova forma di vita, che nasce dalle ceneri di ciò che ormai è corrotto, destinato a marcire.
Una considerazione sul ciclo della vita e della morte, sulla palingenesi, sulle origini arcane della vita stessa.
In Bugonia Teddy, per fuggire dalla sua penosa esistenza, si trasforma nel paladino che sconfiggerà la quinta colonna, il male alieno, riportando equilibrio e giustizia in una società ormai alla deriva.
Ma in realtà Teddy è solo un fanatico psicopatico, capace di compiere le azioni più spregevoli.

Emma Stone in 'Bugonia' di Yorgos Lanthimos

L’incubo dell’alieno camuffato da perfetto umano, inserito nella nostra realtà per attuare manipolazioni, piani malefici, il genocidio della razza umana, sfruttare le risorse energetiche della Terra.
Conquiste subdole e silenziose.
Conosciamo la celeberrima teoria del complottista  David Icke relativa agli 'alieni rettiliani', capaci di prendere forma umana allo scopo di controllare la Terra e manipolare la società tramite il potere politico.
L’idea del complotto ci rassicura, ci permette di dare un ordine al caos, ci fa sentire speciali, perché si appartiene ad una cerchia di pochi eletti che hanno scoperto la verità.

'Essi vivono' (1988) di John Carpenter

Nel film Essi vivono Carpenter, proprio come Lanthimos, sfrutta il macguffin dell’invasione aliena, insinuatasi invisibilmente nel nostro quotidiano, per esporre una critica al sistema economico e politico americano.
In particolare Carpenter disapprovava il decennio reaganiano.
Il protagonista John Nada indossando un paio di ‘speciali’ occhiali da sole ha un risveglio da Matrix;  scopre che il mondo che lo circonda è invaso da messaggi subliminali: “compra”, “obbedisci”, “conformati”, “sposati e riproduciti”.
La stampa e la televisione ripetono ossessivamente gli stessi messaggi.
Inoltre, gli occhiali permettono a John di scoprire che la maggior parte delle persone benestanti e della polizia sono in realtà alieni.
Il capitalismo come forma di controllo sociale.
Un apparente stato di libertà e benessere usato come un lungo guinzaglio.

'L'invasione degli ultracorpi' (1956) di Don Siegel

In L'invasione degli ultracorpi i cittadini di Santa Mira vengono sostituiti da cloni identici, che emergono da baccelli giganti, occultati da entità aliene nei seminterrati, nei giardini, nelle soffitte.
Quando il clone giunge a maturazione, lo scambio avviene durante il sonno.
«You're next!»
L’umanità, una volta sostituita con i replicanti alieni, sarà incapace di provare emozioni e perderà il senso di individualità, creando una società abulica.

'Gli invasori spaziali' (1953) di William Cameron Menzies

Nel sottosuolo si installa una grande astronave aliena.
L’equipaggio è comandato telepaticamente da un'intelligenza suprema, una testa pensante di un alieno, rinchiusa in una teca di cristallo.
La missione consiste nell’inserire un microchip in ogni cervello umano per avere il controllo su ogni singolo individuo.
Quando la persona, così schiavizzata, esaurisce il suo scopo viene eliminata provocando un'emorragia celebrale.
Gli invasori spaziali è un cult della fantascienza anni ’50  che sa sfruttare belle idee supplendo alla mancanza di mezzi tecnici ed effetti speciali.
Probabilmente è tale fantascienza che Lanthimos omaggia esteticamente nel finale di Bugonia.
Una visione bizzarra e fiabesca degli extraterrestri ma allo stesso tempo perturbante.

'Under the skin' (2013) di Jonathan Glazer

Laura ha una missione.
Va un giro per la Scozia con un furgone, attirando l’attenzione degli uomini che rimangono colpiti dalla sua avvenenza ma Laura solo apparentemente vuole sedurli.
Il suo vero scopo è ucciderli.
Laura è una serial killer aliena.
Ha il compito di dissolvere il corpo degli esseri umani in un magma nero.
Una melmosa sostanza extraterrestre che assorbe organi, ossa e liquidi vitali, probabilmente per sfruttarne le risorse energetiche o per uso alimentare, utile alla prosperità di un altro Pianeta imprecisato.
L' affascinante aliena, protagonista di Under the skin, è un essere spietato, privo di empatia, votato unicamente al suo compito, ma a causa di alcuni eventi comincerà a mutare la sua natura.
Non percepirà più solo la pelle, lo strato superficiale dell’essere umano che avvolge e nasconde la sua identità aliena, ma sentirà qualcosa di più profondo e sconvolgente.
Inizierà a provare delle emozioni umane, a desiderare l’amore e tutto questo oltre a compromettere la sua missione, la metterà in serio pericolo trasformandola da carnefice a vittima.

'Bugonia' di Yorgos Lanthimos

Tra realtà e allucinazione, fede e follia, verità e paranoia, con Bugonia Lanthimos arriva al game over dell’umanità.
Il genere umano in sfacelo deve essere annientato, per evolvere e rigenerarsi.
Vedremo quale epifania sorgerà dal carcame.