mercoledì 22 aprile 2026

‘THE WHISPERING STAR’, di Sion Sono

 

AL CINEMA DAL 27 APRILE 2016  'THE WHISPERING STAR' di Sion Sono

La memoria è il tesoro dell'anima
di Maddalena Marinelli

Una casa, per la precisione un sorta di bungalow giapponese, cullata dall’infinito deserto cosmico. Non si direbbe ma in realtà si tratta di un’ astronave/corriere, molto vintage, che attraversa le galassie nel profondo silenzio siderale.

A bordo della Rental Spaceship Z, ci sono due macchine: un computer che ha il compito di pilotare e un androide che si occupa materialmente della consegna dei pacchi. Siamo in un futuro imprecisato e decisamente distopico.

L’umanità si sta velocemente estinguendo mentre le macchine stanno predominando.

Megumi Kagurazaka in 'The Whispering Star'

Gli uomini sono sempre più soli e per cercare di mantenere in vita una forma di contatto, un barlume di umanità, i pochi sopravvissuti si inviano delle scatole che non contengono oggetti utili, o preziosi, ma cose che richiamano dei ricordi; quell’emozione unica legata al proprio passato o ad una persona cara.
Il filtro magico della memoria così ravviva, tiene in vita la coscienza.
Può essere una foto, una farfalla, un cappello, una matita, un mozzicone di sigaretta. Oggetti apparentemente banali che rievocano momenti di vita significativi.
In questo modo l’uomo cerca di preservare la memoria per non annichilire il suo spirito, per non lasciarsi morire nell’oblio.
Gli umani, per farsi recapitare i pacchi, non vogliono usare l’immediatezza del teletrasporto ma preferiscono riceverli personalmente anche se significa attendere degli anni.
Bisogna saper aspettare, anche l’attesa è parte integrante di questa ‘poetica del ricordo’.

'The Whispering Star' di Sion Sono

L’androide/postina Yoko Suzuki e il computer di bordo 6-7 MAH Em, viaggiano continuamente nello spazio.
Tra una consegna e l’altra c’è un lasso di tempo lunghissimo che Yoko impiega ripetendo gli stessi semplici rituali. 
Pulire l’abitacolo, preparare il thè, cambiarsi le batterie, fare la lavatrice, registrare e riascoltare il diario di bordo vocale con cui ripercorre il suo passato.
Uno strano processo è in atto perché, col tempo, con la prolungata solitudine, Yoko e 6-7 MAH Em hanno acquisito alcuni comportamenti e reazioni emotive umane.
Dopo una consegna sul ‘pianeta dei sussurri’, l’androide proverà un calore sconosciuto capendo il vero senso del suo incarico.
In un raggelante bianco e nero il regista Sion Sono costruisce questa raffinata 'elegia visiva' di un futuro desolante in cui l’umanità, con tutto il suo corredo materialistico, svanisce nel nulla in un’infinita landa primordiale dove l’atomica ha azzerato tutto.
Suoni, parole ed azioni sono ridotti all’essenziale.

'The Whispering Star' di Sion Sono

Il genere umano si è autodistrutto ma restano accese delle piccole scintille, capaci di intenerire anche gelide macchine, che vengono contagiate dall’emotività terrestre.
Macchine che sognano di essere umani.
Un futuro terribilmente presente, perché quei luoghi post-apocalittici sono realmente quello che oggi resta dopo il terremoto e lo tsunami del Tōhoku, e del conseguente disastro nucleare di Fukushima.
Gli stessi abitanti delle zone colpite l’11 Marzo 2011, appaiono nel film come destinatari dei pacchi consegnati dall’androide Yoko.
Persone che hanno perso tutto, ma non vogliono lasciare la loro terra d’origine anche se ormai devastata.

'The Whispering Star' di Sion Sono

In The Whispering Star c’è lo spettro della solitudine dell’odierna era digitale, il progresso tecnologico che va di pari passo alla regressione emotiva.
Le immagini di passato, presente e futuro dialogano contemporaneamente nell’incanto di un nostalgico torpore.
Un’eterna sospensione, un’opera filmica concettuale dai tempi molto dilatati, e con un’estetica minimale retrò amorevolmente curata.
Il fascino della rovina.
Poesia, dolcezza, speranza nonché un pizzico di ironia.
Grande e profetica fantascienza d’autore che richiama il nostalgico silenzio tarkovskiano, immerso nella contemplazione di una natura impassibile e struggente nella sua maestosità.
Ritorna il rapporto empatico tra uomo e intelligenza artificiale, esposto da Kubrick e quell’immane solitudine, l’annientamento della società del nostro Ferreri.
C’è qualcosa che rimanda anche al cinema di Davide Manuli, come l’elemento  dell’attesa e le stramberie surreali.


lunedì 13 aprile 2026

‘THE DRAMA’, di Kristoffer Borgli



THE DRAMA di Kristoffer Borgli



Una coppia fuori fuoco

di Maddalena Marinelli

"I segreti sono i nostri migliori amanti, i più spregiudicati e tonici. Ci frustano, ci risvegliano di colpo." 
(Margaret Mazzantini)

Emma e Charlie sono giovani, carini e innamorati inquadrati dentro la cornice di una buona società, raffinata comfort zone, fatta di bar, librerie e localini alla moda, in cui tutto sembra luminoso, agiato e mieloso.
Carriere promettenti, un bell’appartamento molto trendy, famiglie benestanti, amici radical chic sempre allegri e privi di rogne.
La raggiante coppia è nel bel mezzo dei preparativi di un classico, stucchevole, matrimonio di GenZ borghese; anche questo molto rassicurante.

Robert Pattinson e Zendaya in 'The drama'

In questo meraviglioso idillio, all’improvviso arriva 'l’abominio', che sbriciolerà tutto quel tenero romanticismo fatto di amore, fiducia e rispetto seminando paura, vergogna, sospetto e indignazione, per annientare o forse ricomporre in qualcosa di più ‘disturbante’ ma  più autentico.
Vedersi senza filtro, per quello che siamo veramente, con tutte le nostre fragilità ed ombre.
Durante un gioco tra amici, in cui ognuno deve confessare: “Qual è la cosa peggiore che hai fatto?”; Emma rivela qualcosa di sconvolgente che inizierà, come un tarlo, a scavare nel cervello di Charlie.
Nulla sarà più come prima?
Il sogno d’amore si trasformerà in un incubo, che arriverà al suo apice, proprio il giorno del fatidico matrimonio.
Una rom-com che viene più volte destrutturata e ricomposta in un’ ibridazione di generi, attraverso un sapiente montaggio alternato di piani temporali (passato/presente/onirico).
Disorientante e, allo stesso tempo, molto immersivo.

Robert Pattinson e Zendaya in 'The drama'

The drama comincia come la più classica delle romantic comedy per trasformarsi in una dark comedy, per passare al thriller psicologico su accenni di un horror mancato.
Picconare il perbenismo e le convenzioni sociali, seminando scompiglio.
Kristoffer Borgli insieme a Joachim Trier, Ruben Östlund, Eskil Vogt, fa parte di quel nuovo cinema scandinavo che scatena una forte critica verso la società odierna attraverso un linguaggio caustico, allegorico ed estremo.
Al centro sempre un microcosmo: la famiglia, la coppia, un ambiente lavorativo, una comunità.
I drammi che si consumano in un piccolo nucleo rispecchiano la crisi globale dell’umanità, l'incomunicabilità, la disgregazione delle relazioni umane.
Uno dei riferimenti più ricorrenti, è a quel cinema di Allen che si rifà a Bergman e questi nuovi autori del Nord Europa, si rifanno ad entrambi, estrapolando un inedito concentrato di comica tragicità della vita.
L’altro importante orientamento è verso l’opera di Lanthimos, che analizza ed esaspera le disfunzionalità della famiglia e della società, col suo personalissimo e distopico 'cruel game'.
Borgli, proprio come Lanthimos, esplora col suo sguardo ‘straniero’ le criticità della società statunitense.
L’aspetto d’introspezione psicologica dei personaggi è un altro aspetto fondamentale.
Si scava in profondità. Si oltrepassa il candido velo dell’apparenza. 
Si tira fuori il marcio, il vero essere dell’individuo, fatto di contraddizioni, ipocrisie, colpe, debolezze.

Zendaya in 'The drama' di Kristoffer Borgli

In The Drama la scoperta del segreto di Emma, non cambia solo la prospettiva di come vedere quest’ultima.
Viene fuori anche il lato più immaturo e irrisolto di Charlie, incapace di affrontare, con un minimo di buonsenso, la ‘complicazione’ venuta alla luce.
Charlie, invece di confrontarsi con la sua compagna, scivola in una grottesca paranoia alleniana.
Incapace di prendere da solo una decisione, la cerca negli altri incasinandosi ulteriormente e raggiungendo i massimi vertici di imbecillità.
Tutto questo induce a  pensare, che il problema non sia più tanto se Charlie può ancora sposare Emma, ma se ad Emma conviene davvero sposare Charlie.
Un film sul nostro sistema di valori, sullo spietato giudizio e sull’ipocrisia del pregiudizio, in cui anche lo spettattore viene chiamato a porsi il quesito di come si comporterebbe, se si trovasse nella stessa situazione dei protagonisti.
Un umorismo nero così sottile e sorprendente che mette a disagio, fa quasi sentire in colpa, perchè non sai se ridere o inorridire.

venerdì 16 gennaio 2026

'LA GRAZIA', di Paolo Sorrentino

LA GRAZIA di Paolo Sorrentino

L'importanza della zona di incertezza
di Maddalena Marinelli

“Niente è più visibile di ciò che è nascosto.” (Confucio)
Mariano De Santis è chiuso in una bolla di sospensione spazio-temporale in cui passato, presente e futuro scorrono contemporaneamente.
L’uomo è un Presidente della Repubblica a fine mandato, all’inizio del semestre bianco.
Composto e riflessivo. 
Sempre ligio al servizio. Integerrimo tutore della legge.
Inquieto e imperscrutabile, il Presidente si aggira in un vacuo Quirinale, diventato cavernoso labirinto, in cui si lascia invadere dai dubbi analizzando, con raziocinio, tutte le prospettive.
Ripensa alle scelte di vita, agli affetti, ai doveri compiuti e incompiuti del suo incarico istituzionale, ormai quasi concluso.

Toni Servillo in 'La Grazia' di Paolo Sorrentino

Mariano vive spiritualmente nel passato; la sua comfort zone è il costante e ossessivo ricordo dell’amata moglie Aurora, deceduta da otto anni.
Il presente, da cui idealmente fugge, è rappresentato dalle responsabilità politiche, dalle scomode incombenze, dalle scelte che non riesce a compiere, poiché gli manca il coraggio.
Il futuro, troppo dissimile, sono i suoi due figli, a cui vuole bene ma che non riesce a conoscere profondamente, tenendoli a debita  distanza.
In effetti Mariano è necessariamente pragmatico e genuinamente enigmatico; talmente ermetico che tutti lo chiamano ‘cemento armato’.
In questo Quirinale/monastero/tempio, dominano due figure femminili a guardia di confini invalicabili: la figlia Dorotea, consacrata al lavoro e all’accudimento del padre e la defunta moglie Aurora ormai santa da venerare, idealizzata come amore eterno e supremo.
Bisogna liberarsi da queste due vestali, lasciarle andare, sciogliere i lacci.
L'amica Coco, la terza figura femminile, è Eris (la discordia) che vuole bruciare i musei; ha il compito di essere l’irriverenza che scuote Mariano dal suo immobilismo e perbenismo.
L’impresa è riuscire a oltrepassare; finalmente affrontare la growth zone
Ritrovare un rapporto col reale, godersi il presente in ogni persona a cui vogliamo bene, in ogni cosa che ci appassiona e in ogni azione positiva volta a chiunque la meriti.
Mariano è un uomo in crisi e dovrà non più osservare, ma confrontarsi con un mondo che cambia aprendosi al nuovo.
Dal pavido all’impavido.
Un'altra ossessione di Mariano è la ricerca costante della verità, sia nella sua carriera da giurista, sia nella sfera più intima.
“Non troverai mai la verità, se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi di trovare.” (Eraclito)
La scoperta della verità rimane, molto spesso, solo una rivelazione parziale o arrivare a certe verità non è possibile.
Inevitabile morire con tante incertezze sulla nostra vita e sulla nostra morte.


Toni Servillo e Orlando Cinque in 'La Grazia'

“La farfalla che svolazza intorno alla lampada finché non muore è più ammirevole della talpa che vive in una galleria oscura.” (Khalil Gibran)
Considerare le contraddizioni e le fragilità dell’essere umano distaccandosi dagli inconfutabili parametri del giurista,
Il Presidente ha davanti tre importanti decisioni da prendere:
firmare o meno una proposta di legge sull’eutanasia e le possibili concessioni di grazia da accordare a due condannati per omicidio.
Un dolce/amaro resoconto sul tempo che passa, la paura di cambiare, la paura di morire senza aver vissuto veramente.
“Di chi sono i nostri giorni?” chiede Dorotea al padre.
"Sono nostri"; si risponde infine Mariano De Santis.
Nonostante, aggiungerei, la natura, il fato o un Dio (per chi ci crede) ci metta lo zampino sconvolgendo i nostri propositi.
Sicuramente i 'nostri giorni' non possono appartenere ad un governo o ad un sistema ecclesiastico ma dobbiamo avere libertà di scelta.

Toni Servillo e Anna Ferzetti in 'la Grazia'

Un Sorrentino che abbassa le luci e ci trasporta in una meditazione sull’amore, il dubbio, la responsabilità, la paternità, il dilemma morale.
Una narrazione ponderata. 
Una riflessione molto centrata e composta, spogliata dall'esasperazione, dai soliti eccessi e dal facile paradossale.
Lunghi silenzi improvvisamente lacerati da musica elettronica che incalza, sollecitando ad un possibile cambiamento di rotta.
Meno congegno straniante, più sobrietà visiva, più peso specifico alle parole.
Come Mariano De Santis, siamo diventati abili nel creare distanziamenti dall’altro e da noi stessi, raggiungendo un pericoloso vuoto emotivo.
Sorrentino non fa precisi riferimenti politici, ma attraverso questo Presidente della Repubblica, verosimile ma inventato, evoca nostalgicamente, una figura politica ormai estinta.
Oggi siamo abituati a personaggi più aggressivi e grossolani; si è perso quel senso  civico di rinuncia e di vocazione per il ruolo politico.
Mancano autentici spazi di tolleranza, confronto e riflessione.
"Non penso di essermi neanche minimamente avvicinato all’altezza del genio di Kieslowski, alla profondità di come affrontava i temi morali, ma ho sentito la necessità di farlo comunque, in un momento storico in cui l’etica, alle volte, sembra essere opzionale, evanescente, opaca o comunque tirata troppo spesso in ballo solo per ragioni strumentali" (Paolo Sorrentino)
Mariano non è una maschera grottesca del potere come Andreotti nel Divo o Berlusconi in Loro.
Viene indagata una gamma di sentimenti che ormai sono in disuso.
Più che il politico, o il bieco meccanismo del potere, Sorrentino vuole svelare l'uomo e la consapevolezza di ogni sua fragilità.
L'incertezza oggi è vista come una debolezza mentre scopriamo che per Mariano De Santis è una forza, una risorsa profondamente umana che gli permette di evolvere e migliorare.

'La Grazia' di Paolo Sorrentino

Il concetto di 'grazia' si apre a molteplici significati ed emozioni.
La grazia istituzionale che determina l'assoluzione da una pena giudiziaria. 
La grazia esistenziale, uno stato di ritrovato benessere, di assenza di gravità, di leggerezza; uno stato d'animo pacificato alternativo alla felicità.
Un impulso ottimistico nei confronti del futuro, nonostante un ostico presente e un' atmosfera fitta di insidie.