venerdì 16 gennaio 2026

'LA GRAZIA', di Paolo Sorrentino

LA GRAZIA di Paolo Sorrentino

L'importanza della zona di incertezza
di Maddalena Marinelli

“Niente è più visibile di ciò che è nascosto.” (Confucio)
Mariano De Santis è chiuso in una bolla di sospensione spazio-temporale in cui passato, presente e futuro scorrono contemporaneamente.
L’uomo è un Presidente della Repubblica a fine mandato, all’inizio del semestre bianco.
Composto e riflessivo. 
Sempre ligio al servizio. Integerrimo tutore della legge.
Inquieto e imperscrutabile, il Presidente si aggira in un vacuo Quirinale, diventato cavernoso labirinto, in cui si lascia invadere dai dubbi analizzando, con raziocinio, tutte le prospettive.
Ripensa alle scelte di vita, agli affetti, ai doveri compiuti e incompiuti del suo incarico istituzionale, ormai quasi concluso.

Toni Servillo in 'La Grazia' di Paolo Sorrentino

Mariano vive spiritualmente nel passato; la sua comfort zone è il costante e ossessivo ricordo dell’amata moglie Aurora, deceduta da otto anni.
Il presente, da cui idealmente fugge, è rappresentato dalle responsabilità politiche, dalle scomode incombenze, dalle scelte che non riesce a compiere, poiché gli manca il coraggio.
Il futuro, troppo dissimile, sono i suoi due figli, a cui vuole bene ma che non riesce a conoscere profondamente, tenendoli a debita  distanza.
In effetti Mariano è necessariamente pragmatico e genuinamente enigmatico; talmente ermetico che tutti lo chiamano ‘cemento armato’.
In questo Quirinale/monastero/tempio, dominano due figure femminili a guardia di confini invalicabili: la figlia Dorotea, consacrata al lavoro e all’accudimento del padre e la defunta moglie Aurora ormai santa da venerare, idealizzata come amore eterno e supremo.
Bisogna liberarsi da queste due vestali, lasciarle andare, sciogliere i lacci.
L'amica Coco, la terza figura femminile, è Eris (la discordia) che vuole bruciare i musei; ha il compito di essere l’irriverenza che scuote Mariano dal suo immobilismo e perbenismo.
L’impresa è riuscire a oltrepassare; finalmente affrontare la growth zone
Ritrovare un rapporto col reale, godersi il presente in ogni persona a cui vogliamo bene, in ogni cosa che ci appassiona e in ogni azione positiva volta a chiunque la meriti.
Mariano è un uomo in crisi e dovrà non più osservare, ma confrontarsi con un mondo che cambia aprendosi al nuovo.
Dal pavido all’impavido.
Un'altra ossessione di Mariano è la ricerca costante della verità, sia nella sua carriera da giurista, sia nella sfera più intima.
“Non troverai mai la verità, se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi di trovare.” (Eraclito)
La scoperta della verità rimane, molto spesso, solo una rivelazione parziale o arrivare a certe verità non è possibile.
Inevitabile morire con tante incertezze sulla nostra vita e sulla nostra morte.


Toni Servillo e Orlando Cinque in 'La Grazia'

“La farfalla che svolazza intorno alla lampada finché non muore è più ammirevole della talpa che vive in una galleria oscura.” (Khalil Gibran)
Considerare le contraddizioni e le fragilità dell’essere umano distaccandosi dagli inconfutabili parametri del giurista,
Il Presidente ha davanti tre importanti decisioni da prendere:
firmare o meno una proposta di legge sull’eutanasia e le possibili concessioni di grazia da accordare a due condannati per omicidio.
Un dolce/amaro resoconto sul tempo che passa, la paura di cambiare, la paura di morire senza aver vissuto veramente.
“Di chi sono i nostri giorni?” chiede Dorotea al padre.
"Sono nostri"; si risponde infine Mariano De Santis.
Nonostante, aggiungerei, la natura, il fato o un Dio (per chi ci crede) ci metta lo zampino sconvolgendo i nostri propositi.
Sicuramente i 'nostri giorni' non possono appartenere ad un governo o ad un sistema ecclesiastico ma dobbiamo avere libertà di scelta.

Toni Servillo e Anna Ferzetti in 'la Grazia'

Un Sorrentino che abbassa le luci e ci trasporta in una meditazione sull’amore, il dubbio, la responsabilità, la paternità, il dilemma morale.
Una narrazione ponderata. 
Una riflessione molto centrata e composta, spogliata dall'esasperazione, dai soliti eccessi e dal facile paradossale.
Lunghi silenzi improvvisamente lacerati da musica elettronica che incalza, sollecitando ad un possibile cambiamento di rotta.
Meno congegno straniante, più sobrietà visiva, più peso specifico alle parole.
Come Mariano De Santis, siamo diventati abili nel creare distanziamenti dall’altro e da noi stessi, raggiungendo un pericoloso vuoto emotivo.
Sorrentino non fa precisi riferimenti politici, ma attraverso questo Presidente della Repubblica, verosimile ma inventato, evoca nostalgicamente, una figura politica ormai estinta.
Oggi siamo abituati a personaggi più aggressivi e grossolani; si è perso quel senso  civico di rinuncia e di vocazione per il ruolo politico.
Mancano autentici spazi di tolleranza, confronto e riflessione.
"Non penso di essermi neanche minimamente avvicinato all’altezza del genio di Kieslowski, alla profondità di come affrontava i temi morali, ma ho sentito la necessità di farlo comunque, in un momento storico in cui l’etica, alle volte, sembra essere opzionale, evanescente, opaca o comunque tirata troppo spesso in ballo solo per ragioni strumentali" (Paolo Sorrentino)
Mariano non è una maschera grottesca del potere come Andreotti nel Divo o Berlusconi in Loro.
Viene indagata una gamma di sentimenti che ormai sono in disuso.
Più che il politico, o il bieco meccanismo del potere, Sorrentino vuole svelare l'uomo e la consapevolezza di ogni sua fragilità.
L'incertezza oggi è vista come una debolezza mentre scopriamo che per Mariano De Santis è una forza, una risorsa profondamente umana che gli permette di evolvere e migliorare.

'La Grazia' di Paolo Sorrentino

Il concetto di 'grazia' si apre a molteplici significati ed emozioni.
La grazia istituzionale che determina l'assoluzione da una pena giudiziaria. 
La grazia esistenziale, uno stato di ritrovato benessere, di assenza di gravità, di leggerezza; uno stato d'animo pacificato alternativo alla felicità.
Un impulso ottimistico nei confronti del futuro, nonostante un ostico presente e un' atmosfera fitta di insidie.